Il tempo passa velocemente e sempre più spesso mi chiedo, come sarà l’ultima campana,
dell’ultimo giorno, dell’ultimo anno? Come saranno i cento giorni prima della maturità?
Come sarà non potersi scervellare per indovinare la fatidica traccia? Come sarà la tanto  attesa “Notte prima degli Esami”? Ah la maturità, un qualcosa che spaventa gli studenti
sempre. Dopotutto, sì, fa paura perché inconsciamente sappiamo che è finito il tempo
privo di responsabilità che ha caratterizzato la nostra vita fino ad ora. Sappiamo,
inconsapevolmente, che sono finiti “i migliori anni della nostra vita”.

Ma non vogliamo ammetterlo. Non vogliamo ammetterlo a noi stessi perché la maturità è un misto di paura,  felicità, incertezze; è un cocktail di emozioni che non siamo pronti a bere. Però dobbiamo e, una volta bevuto, lo ricorderemo come il migliore della nostra vita. Ma forse, quest’anno no. Forse quest’anno lo berremo a metà perché stiamo vivendo un’epoca storica che non toccherà a noi studiare sui manuali di storia. Per via dell’emergenza sanitaria non potremo vivere questi momenti che custodiremo con noi per sempre.

Stiamo vivendo un periodo di incertezze e, si sa, le incertezze spaventano tutti. Forse non riusciamo a trovare il  colpevole (perché, alla fine, un colpevole non c’è), forse ci rendiamo conto che la paura, tutto sommato, è soltanto quel sentimento provocato dall’attesa frenetica di vivere gli esami, di ritrovarci tutti di fronte al cancello della scuola la mattina della prima prova e stringerci al fianco del nostro migliore amico, della nostra compagna di banco, dei nostri compagni di classe che ci hanno visto crescere e con i quali abbiamo vissuto un percorso che ce li farà ricordare per sempre, nel bene o nel male, come la nostra seconda famiglia.

Come un rifugio dove potremo sentirci a casa. Ma probabilmente, quest’anno non potremo. Il COVID-19 ha scosso il mondo come un terremoto di magnitudo tredici che ha,
inevitabilmente, modificato il nostro modo di vivere. Ha scosso anche e soprattutto noi, noi studenti che in primis abbiamo festeggiato quando abbiamo saputo che la mattina dopo non ci saremmo dovuti svegliare all’alba per andare a scuola.

Ma quanto ci manca?
Quanto ci manca condividere gran parte della giornata con i nostri compagni, inventarsi
scuse per evitare le interrogazioni, fare esplodere le aule durante il cambio dell’ora,
ritrovarsi nel cortile durante la ricreazione. I distributori nei corridoi, il collaboratore
scolastico al quale abbiamo confidato tutto. Le proteste e i cortei, le rivoluzioni contro la
Dirigenza, le assemblee d’istituto. Le penne scariche, il foglio protocollo che manca
sempre, copiare dal più bravo o brava della classe che, comunque, non ti farà copiare mai  perché: “Potevi studiare anche tu invece di non fare niente il pomeriggio!”.

Ma quanto ci manca?
E pensare che, noi dell’ultimo anno, i ragazzi e le ragazze più grandi della scuola, quelli
che:”Mi raccomando, quest’anno siete voi che dovete dare l’esempio!”, noi maturandi,
questi momenti non li potremo rivivere più. Ma, siamo sinceri, tutto ci aspettavamo tranne che un maledetto virus come questo potesse frenare la nostra energia adolescenziale. Dentro di noi porteremo sempre la mancanza di una fase importante della nostra vita, che ha caratterizzato tutte le generazioni di studenti.

Ma quel 3 marzo 2020 chi se lo ricorda chiaramente? Il mio ultimo giorno lo immaginavo
tra feste, lacrime e abbracci, a meno di un metro di distanza, senza mascherina e
percorrendo i corridoi che mi hanno ospitato per cinque anni. E, invece, non sarà così.
Forse saremo costretti a seguire tutto dietro uno schermo, forse potremo festeggiare
insieme facendo finta di nulla, con una mascherina e un’autocertificazione in tasca.

Ma, alla fine, saremo comunque contenti. Perché, a noi ragazzi e ragazze, a noi studenti,
basta poco.
Nonostante tutto, “questa notte è ancora nostra”.

In bocca al lupo a tutti i maturandi d’Italia!

Studenti SBAM

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