Durante questa complicata e delicata situazione che stiamo vivendo, noi studenti seguiamo le lezioni da casa attraverso uno schermo, studiamo con i nostri compagni in chiamata, veniamo verificati attraverso  App con specializzate funzioni; insomma, tutto un po’ triste ma sembrerebbe ben coordinato.

Eppure c’è sempre qualche alunno che viene penalizzato. Mi sto riferendo a quei lodevoli ragazzi impegnati in prima linea ad aiutare chi ha bisogno, soprattutto in questa emergenza COVID-19, prestandosi al Servizio Civile.

Mi sto riferendo a quei lodevoli ragazzi della Croce Rossa Italiana e della Pubblica Assistenza che, oltre alle  ore di studio, dedicano il loro tempo alle necessità dei loro concittadini. E qui la domanda sorge spontanea:  come possono essere penalizzati questi studenti che, al contrario, dovrebbero essere valorizzati?

Prendiamo qualche esempio. Se un ragazzo ha dai 6 agli 8 turni a settimana prevalentemente di  pomeriggio, può rispettare le stesse scadenze dei compiti come gli altri compagni? Può, dopo un turno di  notte, essere pronto per (minimo) tre ore di lezione della mattina seguente? Evidentemente no. Queste  situazioni esistono, non sono ipotesi. Ciò non significa che si debba modificare la struttura base dell’organizzazione scolastica, si chiede solo di venire incontro a questi ragazzi analizzando ogni caso specifico.

Come si può fare? Sicuramente dando crediti scolastici di cui, talvolta, nemmeno si parla. Si può fare offrendo più tempo per studiare e preparare compiti, chiedendo ai professori di avere una certa indulgenza, di essere più permissivi, di garantire a questi ragazzi una certa flessibilità.

È dovere ricordare che questi piccoli eroi oltre a sopportare il disagio di dover seguire le lezioni da casa attraverso uno schermo, di dover studiare con i loro amici con una chiamata, di dover essere valutati dalle più disparate App, durante il pomeriggio o durante la notte sono operativi per gli altri. Attenzione però, non lavorano per ottenere il voto in più o per poter essere favoriti. Se avessero voluto “vita facile” non sarebbero dei volontari della CRI o della Pubblica Assistenza. Al posto di penalizzarli, valorizziamoli e prendiamoli come esempio.

Gli esempi riportati sono stati presi da testimonianze dirette.
Responsabile Studenti Sbam Piacenza,
Giada Ferrari

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