Il Decreto Scuola contenente le modalità per l’esame di Stato 2019/2020 è in dirittura di emanazione ma siamo già a conoscenza dei suoi contenuti anticipati in diverse interviste e conferenze stampa dal ministro Azzolina.

Le principali novità sono:

  • Accesso maturità:
    Tutti ammessi, non servono monte ore minimo PCTO e aver fatto le prove invalsi.
    Commissione maturità interna e presidente esterno.
  • Prova maturità:
    – Se si torna prima del 18 maggio prova d’italiano nazionale, seconda prova elaborata dalla commissione e prova orale “classica”.
    – Se si torna dopo il 18 maggio solo colloquio orale

Rimane ancora incognita la formulazione dei crediti formativi.

Ci permettiamo di mettere in luce 9 criticità evidente sulle modalità d’esecuzione dell’esame di stato 2019/2020.

Che senso ha il 18 maggio per la didattica?
Nessuno, sarebbe stato molto meglio anticipare la dead line ad almeno una settimana prima. Qualora si rientrasse il 16 maggio a scuola si dovrebbero fare simulazioni e tutti gli apprendimenti del caso d’esame nei pochi giorni rimasti a disposizione.

Perché aspettare così tanto?
Questo decreto, con informazioni generiche sull’esame, lo si aspettava da settimane. Rimangono troppi nodi irrisolti: la seconda prova elaborata dalla commissione che paletti avrà? il colloquio orale da dove partirà? I crediti del quinto anno come saranno formulati?

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Siamo senza simulazioni nazionali, fate presto!
Annuncio così tardivo delle modalità della maturità 2020 pensavamo fosse giustificato dal fatto che il Ministero fosse all’opera nell’elaborazione parallela di simulazioni d’esame delle prove scritte ed orali… Ci illudevamo.

L’esperimento di successo dello scorso anno con delle simulazioni nazionali va riproposto sopratutto in questa modalità di anno eccezionale.

 Le invalsi, perché non farle se si rientra prima del 18 maggio?
Sarebbero state un ottimo metodo per valutare la didattica online di questi mesi. Precisiamo: le INVALSI non sono uno strumento di valutazione degli studenti ma servono al ministero per capire come indirizzare le proprie politiche e per confrontarci con gli altri Stati sulla qualità del sistema formativo.

Quel conflitto d’interesse che rischia di premiare chi non se lo merita!
Se le prove d’esame sono elaborate da una commissione interna e questa commissione interna ha tutto l’interesse a far uscire gli studenti con il massimo dei voti, per non sfigurare davanti alle altre commissioni degli istituti concorrenti, perché non fare prove semplici e banali?
Altro che maturità, si rischia che l’esame di stato sia molto più simile all’esame di Terza media!

(Per non parlare di quei professori e studenti, più furbi ma disonesti, che potrebbero mettersi d’accordo fra loro per organizzarsi delle domande e risposte a priori.)

Perché non rimettere al centro la tesina?
La tesina è l’unico strumento valido in questa fase di emergenza per valutare l’impegno e le capacità degli studenti, dando un senso a queste settimane restanti di assenza da scuola.

Lo strumento della tesina, o di un elaborato trasversale, potrebbe essere preso come discriminante  per l’ammissione alle classi successive. Il sostanziale 6 politico contenuto nel decreto scuola è molto pericoloso!

Esame serio? I presidenti devono essere garanti e difensori del merito!
Di fronte ad una maturità con una commissione interna, simile a quella degli esami di terza media, occorre dare più poteri al presidente della commissione affinché si possa riconoscere il merito  degli studenti e non le simpatie personali.

Esame online? Ma se il 33% degli studenti non ha un pc!
La possibilità di effettuare il colloquio di maturità attraverso conferenze online non è stata accantonata dal Ministero nonostante l’Istat certifichi che in alcuni territori del Sud Italia 1 studente su 2 non abbia a disposizione un PC!
Occorre velocizzare l’accesso delle famiglie ai dispositivi in comodato d’uso forniti alle scuole e fare di tutto affinché l’esame possa svolgersi regolarmente, mantenendo tutte le distanze e precauzioni, dovrebbero essere le priorità del Ministero.

Se l’istruzione fosse gestita in autonomia si potrebbe gestire meglio l’esame!
Questa la nostra suggestione conclusiva. Se il Ministero della Scuola avesse dato autonomia alle regioni per gestire il calendario scolastico avremmo potuto seguire l’andamento epidemiologico del Coronavirus così da garantire agli studenti dei territori meno interessati dall’epidemia un parziale ritorno a scuola per garantire una migliore preparazione all’esame di maturità.

Riconoscere le specificità e peculiarità territoriali, anche in una fase di emergenza, è doveroso!

 

 

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