L’annuncio odierno del presidente Conte ci lascia con molte perplessità.

Riformare l’apparato del MIUR, separando le competenze di scuola da quelle di università e ricerca, è un’operazione su cui fare chiarezza politica e da analizzare nelle ripercussioni che potrebbe avere, in particolare, per gli studenti.

La divisione, innanzitutto, non sarà immediata perché per creare il nuovo ministero sarà necessario un passaggio normativo specifico.
Probabilmente potrebbe essere sufficiente un Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri con cui si dovranno anche creare due “bilanci” separati che ora sono invece contenuti nell’unica “Tabella 7” allegata alla legge finanziaria del 2020.

Brevemente la storia del Ministero dell’Università risale alla fine degli anni ottanta quando venne istituito dal Governo De Mita. Dieci anni dopo ci fu l’accorpamento con l’Istruzione, nel 2006 si ritornò a due Ministeri separati, nel 2008, infine venne operata una nuova unificazione.

La separazione dell’Università dalla Scuola però pone un primo problema di non poco conto, in quanto attualmente il personale di Scuola, Afam, Ricerca e Università fa parte di un unico comparto contrattuale.

Il punto politico:
Politicamente Conte, con questa mossa, potrà contare su una persona di fiducia in più all’interno del Consiglio dei Ministri, l’organo collegiale più importante del potere esecutivo presieduto dal Presidente del Consiglio.

Il Consiglio dei Ministri prende le decisioni a maggioranza e in un clima politico così volubile, con un governo così disomogene e sempre più precario, le ragioni politiche di questa scelta sono evidenti.

Un voto in più in consiglio dei ministri potrebbe essere determinante per l’andamento dell’esecutivo.

Il punto “scolastico”
Il mondo scolastico, accademico e della ricerca, nonostante l’attuale dicastero unico, è spesso non si muove in modo sistemico ma ogni sua branca procede con un moto indipendente l’uno dall’altro, alla costante ricerca di risorse per continuare a formare i propri studenti e a promuovere la propria cultura.

Con la scelta di scindere il MIUR si potrebbe creare, in condizioni ottimali dal punto di vista politico e di disponibilità di bilancio, una maggiore attenzione per le problematiche del sistema dell’istruzione, dell’ università e della ricerca, riuscendo a promuovere anche un esame legislativo più approfondito delle norme che regolano la vita scolastica e accademica.
Detto in parole semplici, in condizioni ideali, la scuola potrebbe trarne anche giovamento da questa scelta.

Purtroppo, il sottofinanziamento del comparto scuola è sotto gli occhi di tutti, soprattutto dopo le dimissioni di Fioramonti per il mancato finanziamento di un miliardo per l’Istruzione.

Con i rigidi vincoli di bilancio imposti al nostro Paese non siamo certi che uno spirito collaborazionista possa animare i due distinti dicasteri, anzi!

Per le poche risorse messe a disposizione temiamo possa aprirsi un vero e proprio fronte per spartirsi fino all’ultimo centesimo i finanziamenti messi a disposizione dal governo. Ognuno guarderà al proprio orticello difendendo gli interessi di una sola parte di quella componente, attualmente unita, di studenti e personale scolastico (ATA, professori, maestre, docenti universitari, segretari, dirigenti scolastici, rettori …).

In particolare, i più svantaggiati da questa condizione saranno proprio gli studenti delle scuole superiori. Perché?

Non potendo ancora esprimere un proprio giudizio elettorale fino al 18esimo anno di età, in una possibile (anzi, probabilole) logica conflittuale tra ministeri, saranno sempre meno oggetti dell’attenzione della politica.

Il futuro ministro dell’Istruzione, ed il partito che esso rappresenterà, alla costante ricerca di consenso politico, avrà a cuore innanzitutto gli interessi dei professori, che compongono un elettorato da centinaia di migliaia di aderenti, e poi, se necessario, andrà in cerca degli studenti per capirne i problemi e le proposte.

Un governo titubante, caratterizzato da una mancanza di visione di Paese e di Futuro, come l’attuale esecutivo Conte, sospettiamo, aldilà degli slogan, che non abbia interesse a porre al centro del proprio mandato i bisogni degli studenti.

Speriamo, però, di sbagliarci.

Coordinamento SBAM

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...