Il nostro sistema scolastico presenta enormi problematiche le quali, come ben sappiamo, richiederebbero soluzioni concrete, coraggiose e di buonsenso.

Ad esempio, a fronte di una gestione pietosa del problema dell’edilizia scolastica, solo ultimamente si è percepita un’attenzione tradottasi – nei limiti e vincoli legati alla situazione critica dei conti pubblici – in una redistribuzione sui territori di risorse utili alla regolarizzazione dei Certificati di Protezione Incendi e volta ad andare in aiuto degli enti provinciali competenti -appunto- in materia di edilizia scolastica per le superiori.

Detto ciò, tralasciando per un istante tutte le carenze legate alla didattica, al diritto allo studio, alla mobilità degli insegnanti, all’edilizia scolastica o alla sconnessione con le innovazioni e il mondo del lavoro; prendiamo per un attimo in considerazione alcuni aspetti concernenti la dimensione del welfare dello studente.

Purtroppo, anche in questo frangente abbiamo tutti un aneddoto sulle condizioni fatiscenti del vivere quotidiano in una qualsivoglia scuola del paese: non c’è studente di qualsiasi latitudine che non abbia il ricordo di mediocri pasti della mensa  – quando la mensa c’è – o di giornate passate al freddo per un guasto al sistema di riscaldamento.

Infatti, oltre ad essere il paese terzultimo in Europa negli investimenti in istruzione pubblica (dati rapporto eurostat https://www.ilsole24ore.com/art/italia-terzultima-europa-spesa-istruzione-germania-spende-doppio-AE8jEVJC?refresh_ce=1), siamo anche coloro che gestiscono peggio i fondi di cui già possiamo disporre: basti pensare che solo nel 2017 (a fine legislatura, a buon intenditor poche parole) l’allora governo a trazione PD (partito col quale si appresta a governare il M5S, che esprime il neo ministro alla pubblica istruzione Lorenzo Fioramonti) faceva intendere la volontà di sbloccare il trasferimento del 3% del denaro confiscato alle mafie ad un fondo per le borse di studio, quando il decreto di riferimento era già stato approvato nel 2013; così come si è dovuto attendere fino al 2018 (ministro Bussetti) per poter vedere sbloccati fondi già stanziati per l’edilizia scolastica.

A fronte di questa situazione vergognosa, noi di SBAM troviamo inopportuna, per non dire imbarazzante la proposta “d’esordio” del neoministro Fioramonti, il quale crede di poter risolvere anche solo uno dei problemi di cui sopra andando a tassare le merendine (tra l’altro ulteriormente, perché come ogni bene di consumo sono già soggette ad IVA, la quale già potrebbe aumentare salvo ingenti interventi di politica economica), acquistate quotidianamente dai nostri studenti negli attimi di pausa dalle lezioni.

Difatti, come anticipato, la scuola attende risposte serie da tempo e alunni, insegnanti e famiglie non sono più disposti a farsi prendere in giro da “bizzarre” trovate politiche.

Ritengo perciò che andare a gravare ulteriormente sulle tasche dei nostri studenti e rispettive famiglie, i quali ogni anno si vedono coinvolti in spese affini al mondo della scuola -come ad esempio i costi dovuti alle attività di alternanza (ora pcto), nonostante ne sia sancita la gratuità (vedi carta dei diritti e dei doveri degli studenti in ASL)- sia non solo inutile, ma assolutamente irrispettoso di chi, come purtroppo ha fatto notare lo stesso Fioramonti in alcune dichiarazioni, vede che all’estero c’è da anni un attenzione concreta in tema di welfare dello studente.

Temiamo che, dietro alla proposta del neoministro, si nasconda una subdola strategia elettorale: portare la “lotta di classe” nelle aule scolastiche, a scapito degli studenti, al fine di tutelare primariamente gli interessi dei docenti per riconquistarne il voto. Buona parte di questa componente professionale  si è sentita tradita in questi anni di governo dalle proposte degli attuali partiti che compongono la maggioranza governativa.

Non va meglio per quanto riguarda il mondo universitario, in merito al quale Fioramonti promette: “un miliardo per l’università entro Natale o mi dimetto !”, il che mi pare difficile da realizzare con la tassa sugli snack, una tassa già definita dagli esperti regressiva, in quanto andrebbe a colpire in maniera diversa poveri e ricchi (alla faccia del progressismo dei 5s e della sinistra in salsa PD).

Concludo la nota affermando che una proposta, piuttosto, potrebbe essere quella di favorire la vendita nelle scuole di sani spuntini prodotti da aziende del territorio allo scopo di aiutare l’economia di realtà eccellenti -ma attraversate da una dura crisi- quali sono le piccole imprese locali al fine di favorire i consumi in ottica di rilancio, anziché cercare di limitarli con tassazioni aggiuntive.

In ogni caso invito gli studenti a non preoccuparsi troppo, questa politica non è nuova a promesse campate per aria e sulla scuola ne vedremo sicuramente ancora, ma arriverà un momento in cui le nostre generazioni potranno finalmente “riscattarsi”: il futuro è qui, e noi lo affronteremo con competenza e buonsenso !

 

A tutti gli studenti di buonsenso, il Presidente di SBAM

Matteo Da Rin

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